Riscaldamento a pellet: errori da evitare

Riscaldarsi a legna: 5 errori da evitare


Utilizzare in maniera scorretta stufe e camini incide molto sulla quantità di polveri sottili che produci. Scopri se commetti uno (o più) dei 5 errori frequenti, le pratiche soluzioni per evitarli, nonché di quanto riduci le emissioni adottando sistematicamente comportamenti corretti e responsabili.


Il corretto utilizzo di stufe, camini e caldaie gioca un ruolo fondamentale nella riduzione delle emissioni di polveri sottili e fumi provenienti dal riscaldamento a legna, pellet o cippato. Ne abbiamo già parlato nella serie di video “Le 5 regole per riscaldarti con il fuoco a basse emissioni” (brevi pillole che illustrano consigli tanto pratici e semplici, quanto essenziali: dalla scelta dei combustibili a cosa (non!) gettare nella stufa).
Questa volta abbiamo individuato, per chi si riscalda a legna, 5 errori comuni che, se evitati, consentono una combustione ”pulita”. Ridurrai infatti gran parte delle pericolose sostanze nocive prodotte da una conduzione negligente dell’apparecchio.


ERRORE 1 – ARIA DEL BRACIERE PERMANENTEMENTE APERTA

Iniziamo dal mantenimento dell’apertura dell’aria comburente primaria non solo in fase di accensione ma in tutto il ciclo di utilizzo.

Soluzione all’errore 1: ricorda di chiudere l’immissione di aria nel braciere una volta che è conclusa la fase di accensione. Qui, info e dati sull’aumento delle emissioni nocive e fumi maleodoranti (fino a 6,5 volte):

 

ERRORE 2 – RICARICA DELLA LEGNA RITARDATA
Il secondo errore riguarda il ritardo della ricarica della legna. Se avviene quando il letto di braci è molto basso e appena in grado di accendere la legna, la fase di accensione si allunga. In altre parole, se ricarichi la legna in ritardo la combustione fatica a partire ed aumentano le emissioni (anche di 4-5 volte).

Soluzione all’errore 2: la stufa deve essere ricaricata non appena la fiamma si spegne, con le braci ardenti che serviranno da innesco alla nuova carica. Scopri di quanto puoi ridurre le emissioni:

 

ERRORE 3 – LEGNA UMIDA
La legna eccessivamente umida sottrae calore al processo di combustione per la vaporizzazione dell’acqua e aumenta il volume dei gas di scarico. Un prodotto con contenuto idrico inferiore al 25% ti consente di abbattere le emissioni di particolato primario fino a 10 volte. Ricorda: il contenuto idrico ideale è compreso tra il 12 e il 20%.

Soluzione all’errore 3: brucia solo legna di qualità. Per esserne certo, sceglila certificata: al momento dell’acquisto cerca il marchio Biomass​Plus®, la certificazione di qualità di legna e cippato. Qui ulteriori informazioni sul perché evitare legna umida.

 

ERRORE 4 – CAMERA SOVRACCARICA
Il quarto errore comune è l’eccessivo sovraccarico di legna nella camera combustibile. C’è infatti un quantitativo corretto di legna da caricare nella stufa.

Soluzione all’errore 4: te lo dice il produttore nel manuale d’uso dell’apparecchio! Ecco come e quanto sovraccaricare la stufa riduce l’efficienza dell’apparecchio e aumenta le emissioni:

 

ERRORE 5 – ACCENSIONE “NEGLIGENTE”
Infine, una fase particolarmente critica in termini di emissioni nocive è l’accensione “a freddo” dell’apparecchio a legna.

Soluzione all’errore 5: nel caso di mancanza di istruzioni da parte del costruttore, l’accensione dall’alto del fuoco è quella che solitamente garantisce i migliori risultati, ma ci sono anche stufe che raggiungono i migliori risultati con un’accessione dal basso. A fare la differenza è l’accensione diligente rispetto a quella negligente: un’accensione diligente prevede di utilizzare accendifuoco e non carta di giornale, 4 legnetti di piccola dimensione e 4 ciocchi di legna ben accatastati di circa 500g cadauno.
Qui ulteriori info:

 

 

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Fonte: TFZ – Technologie-und Förderzentrum für Nachwachsende Rohstoffe
(Centro di promozione tecnologico delle materie prime rinnovabili a Straubing, Baviera).
Studio presentato nell’ultimo numero della rivista AgriForEnergy di AIEL – Associazione Italiana Energie Agroforestali. Video-tutorial tradotti in italiano da AIEL grazie al supporto del progetto LENO.